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Ciao Luca, buon vento!

Vogliamo ricordarti nelle tue parole.

“Il paradiso della vela” -2017-

Da marginale a centrale, da centrale a picco, vertice.

È successo così alla vela sul lago di Garda nel corso del tempo. Merito di un vento sul quale sempre si può contare. Perché la vela qui non è una possibilità dovuta alla variabilità del tempo, è una certezza quasi matematica. Il vento del Garda può essere ruvido e robusto nella parte trentina, quella più a nord, capriccioso, instabile e più dolce a sud dove le coste veneta e lombarda sono più lontane, e semplicemente perfetto in mezzo, dove Malcesine è il centro più importante. Perfetto perché tutta la gamma è disponibile. Quando si arriva alla Fraglia di Malcesine è come arrivare al supermercato della vela. Ci si domanda: di che cosa ho bisogno oggi? Si scende in acqua e se si vuole il vento fresco basta puntare a nord, se invece si cerca qualcosa di più placido basta puntare a sud. Verrebbe da pensare che di tutto questo la Fraglia Vela di Malcesine non abbia alcun merito. Di essere a Malcesine intendo. È Malcesine ad essere perfetta per la vela. La sfida dunque era di quelle toste, tostissime. Avere un club velico all’altezza di Malcesine. Per misurare l’ambizione di questa sfida, poniamoci una domanda.

La Fraglia Vela Malcesine è oggi il più bel club velico al mondo? Io penso sinceramente di sì. Come faccio a sostenerlo? Perché i club velici più importanti al mondo li ho visti tutti in 30 anni di carriera giornalistica per la Gazzetta dello Sport. La lista è quasi infinita: dalle sale snob del St. Francis Yacht Club, con vista sul Golden Gate, o, per restare in California, alla splendida costruzione del San Diego Yacht Club, dove sono cresciute la leggenda di Lowell North e quella di Dennis Conner. Cambiando costa, vengono in mente i saloni austeri del New York Yacht Club, dove la coppa America è stata conservata per 132 anni. Molto più a sud salta alla memoria il Royal New Zealand Yacht Squadron di Auckland, adagiato sotto un ponte enorme che guarda la città. Oppure a Sydney, il bellissimo Cruising Yacht Club of Australia, quello che organizza la Sydney Hobart. Sempre in Australia, ma dall’altro lato, e sulle rive di un fiume affascinante, lo Swan, il Royal Perth Yacht Club, dove ha soggiornato per quattro anni la coppa America. C’è poi l’Europa. Come non pensare al Royal Yacht Squadron di Cowes, sull’isola di Wight, edificato nientemeno che da Enrico VIII nel 1539. Poi il Kiel Yacht Club, in Germania, il solo ad aver ospitato due edizioni delle olimpiadi e anche, tutti gli anni, la leggendaria Kieler Woche, la regata con il maggior numero di barche coinvolte al mondo. In Italia i riflettori sono sulle tre città importanti della vela nazionale. Genova, con il suo Yacht Club Italiano, Napoli con i suoi magnifici club a Santa Lucia, il Circolo del Remo e Vela Italia e il Reale Yacht Club Canottieri Savoia e infine Trieste, con il suo prestigioso Yacht Club Adriatico. Tutti circoli affascinanti, prestigiosi, traboccanti di storia. Non lo si può negare. Ma non funzionali, nessuno di loro, allo sport della vela quanto lo è la Fraglia Vela di Malcesine. Tutti club nati per soci appassionati di vela.

La sensazione alla Fraglia, a questa Fraglia, è invece di trovarsi in un luogo nato per la vela. Prima la vela e poi i soci. Un rovesciamento di termini rivoluzionario. Una dichiarazione d’amore straordinaria alla vela.

Questo è il luogo dove il presidente non ha un ufficio personale perché lo puoi trovare, il presidente, sempre tra i velisti. Non succede in nessun altro club al mondo di questa importanza e queste dimensioni. Men che mai in quelli su citati. È il modo di interpretare il ruolo di Gianni Testa, presidente di questa Fraglia, da oltre vent’anni. Lui questa Fraglia l’ha modellata e immaginata come la vediamo adesso. Al servizio della vela. Non una vetrina per dirigenti, ma una vetrina del lago, della sua struggente bellezza.

Un club così non assomiglia a nessuno. Sin nell’aspetto. Non ne esiste un altro uguale in nessun luogo del pianeta e spesso ho la sensazione che a Malcesine, in paese, neppure se ne rendano conto. Di essere una delle capitali mondiali della vela, intendo. In qualsiasi altro paese al mondo in effetti Gianni Testa sarebbe osannato come un dirigente geniale. Terrebbe conferenze. Dispenserebbe consulenze. Da noi, al massimo, viene visto come un pazzo visionario. Poi però visiti la Fraglia e vedi che il pazzo, il visionario, ha mutato i suoi sogni di velista in cemento armato. E constati che il sogno è realtà, sin nella forma. Distesa come un bruco addormentato, così appare la sede della Fraglia se ci si vola sopra. Un bruco dal quale escono farfalle, cioè barche a vela, ogni giorno, senza soste. Una fabbrica di farfalle, ecco come mi piace pensarlo. Farfalle che però, prima del tramonto, tornano nel bruco, per poi uscirne di nuovo la giornata successiva. Il “bruco” ha molte qualità. Me ne vengono in mente due. Appena ti allontani della riva, grazie al suo tetto genialmente coperto di erba, sparisce alla vista. Come facesse un passo indietro rispetto alla maestosa bellezza del lago. Non interferisce, ne è parte. Non lo vìola, lo accarezza, lo sfiora. La seconda qualità che non riesco a far uscire dalla memoria e che mi segue dopo ogni visita è nel suo interno. La sensazione di essere dentro un altro animale, non più bruco stavolta, ma ventre di uno squalo gigante: con la spina dorsale che sostiene il tetto. È lo squalo di Pinocchio, che diventa balena nella fantasia di Walt Disney, balena nella quale siamo tutti entrati da bambini. Dove torniamo un po’ bambini ogni volta che entriamo. Ma anche la balena di Herman Melville.

Si, non ho bisogno di confessarlo, perché lo avrete capito. Sono innamorato della Fraglia di Malcesine perché sono innamorato della vela e del vento. E i sentimenti sono indivisibili. Me lo ha insegnato, tra l’altro, lo stesso Melville, quello che ha scritto: “Se io fossi il vento, non soffierei più su un mondo tanto malvagio e miserabile… Eppure, lo ripeto e lo giuro, c’è qualcosa di glorioso e di benigno nel vento.”

Glorioso e benigno, come il vento del Garda che ha affascinato e affascina generazioni di velisti. Buon compleanno Fraglia, se io fossi il vento, abiterei lì da te. O no, scusa, che stupido. Ci abiti già.

Di Luca Bontempelli