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Si chiama passione!


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PROSSIME REGATE

Waszp European Championship 2019

Classe Waszp

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Euro Cup Esse 8.50 2019

Classe 8.50

INFO
Trofeo Simone Lombardi 2019

Classe optimist

INFO

Si chiama passione!

Pur di andare in barca a vela

Quando uscivo a consegnare le spese del negozio di famiglia, passavo in bici davanti alla Fraglia. Ero un ragazzino e mi fermavo affascinato a guardare i velisti uscire coi Dinghy: c’erano il signor Pifferi, con Bolla, Chemasi e i fratelli Benamati, tra gli altri.

Allora in barca ci andavano i signori, e basta. Associarsi alla Fraglia Vela Malcesine costava 10.000 lire che nel 1958 corrispondevano a un mese di stipendio di un operaio. Il rinnovo annuale costava 1.000 lire e il noleggio dell’unico Dinghi e dell’unica Star 100 lire. Associarsi era l’unica possibilità per andare in barca. Mi ricordo che era stato un dramma farmi dare quella somma da mia mamma: glieli avevo chiesti fino allo sfinimento, non so quanto tempo ci avevo messo per convincerla.

Tutti i santi giorni aspettavo che Dino Benamati (Pulsina) rientrasse in Fraglia con il suo Dinghi, Chocolade, per portarglielo in boa dal pontile. Si trattava di soli 200 metri ma ero disposto a tutto pur di provare.

A dodici anni ho iniziato ad andare in barca con mio cugino Mauro, lui aveva un anno di esperienza in più di me. Le nostre erano uscite d’occasione ma pian piano, frequentando la Fraglia, riuscivamo ad uscire più spesso.

Una volta per farci belli siamo andati col Dinghi fin sotto le rocce del castello, virando ho sbattuto l’albero su uno sperone di roccia e l’ho incrinato. Sono corso di nascosto da Gianruben, il nostro falegname, perché me lo aggiustasse; si sarebbe imbestialito il presidente Benigno Benamati se mi avesse scoperto. In quel periodo Gianruben doveva riparare il beccaccino del signor Romani e ce lo faceva usare. Quanto ridere: era più il tempo che passavamo a svuotarlo dall’acqua prima e durante l’uscita, di quello che passavamo a veleggiare. Ma quella era la passione. Avevamo una barca per uscire e ci bastava.

Le regate: stare assieme e divertirsi

Guardavo tutte le regate da terra e sognavo il giorno in cui avrei potuto farle anch’io. Non c’era la nave giuria e la partenza veniva data da terra con un grande tabellone con cinque dischi rotondi, da una lato neri e da quell’altro bianchi. I cinque dischi neri indicavano i cinque minuti alla partenza e ogni minuto venivano girati a mano sul lato bianco.
Il terrazzo della Fraglia era pieno di soci che discutevano fra loro sull’esito delle regate.

Un bel giorno la Federazione, allora si chiamava USVI (Unione Sportiva Velica Italiana), ha fatto arrivare in treno fino a Desenzano due Flying Junior (FJ) per la nostra Fraglia.
Uno dei due era per me e Mauro. Siamo andati a prenderli con la mitica barca Marola, insieme a Bruno Baricio, il marinaio, e con il dottor Sesini che si era offerto volontario.
Il giorno del viaggio non stavo più nella pelle. Siamo partiti di buon mattino e per la prima volta in vita mia ho mangiato la pastasciutta in barca: mi è sembrato di essere stato a New York. Ho toccato il cielo con un dito quando a Desenzano ho visto le barche. Avevamo una barca e potevamo regatare: quella volta un sogno si è avverato.

Quando c’erano le regate a Riva, Gargnano, Torri o Desenzano partivamo senza dir niente, la mattina presto o il pomeriggio del giorno prima sfruttando l’Ora o il Pelér.
Non usavamo il salvagente o la giacca a vento. Non c’erano sacche stagne o borse di plastica e ci portavamo dietro quattro panini che spesso addentavamo zeppi d’acqua. Non ci interessava arrivare primi, l’importante era andare a fare la regata, stare assieme e divertirsi.

 

Gianni Testa

 

A quindici anni io e Mauro abbiamo fatto le prime regate con Mizar, una vecchia Star sistemata da Gianruben. La Plevilunio di Bardolino partiva la sera. Sia all’andata che al ritorno i soci della fraglia venivano trainati da un motoscafo e quando il passaggio non c’era io e Mauro stavamo via un giorno intero: partivamo il pomeriggio per la partenza della sera e tornavamo a casa la mattina dopo. Una volta senza vento per tornare a casa io ho pagaiato dalla barca e Mauro era in acqua a spingere con le pinne. Cose da ragazzini giovani pieni di entusiasmo.

E in fondo eravamo anche bravini; i nostri avversari avevano barche più performanti eppure una volta siamo arrivati terzi. Quelle due medaglie di bronzo erano belle, bellissime. Ci sembrava di aver vinto tutto noi, poi la medaglia mi è caduta nel lago e siamo impazziti per cercarla sul fondale. Purtroppo non c’è stato niente da fare.

Come ogni gardesano velista ho fatto anche qualche Centomiglia: due con Gianruben e una, per caso, con Giorgio Consolini quando ancora si partiva alle otto di sera. Ero andato a Gargnano in macchina per vedere la partenza ma il prodiere di Consolini non si è presentato e io, vestito normale, mi sono trovato in barca all’ultimo minuto sulla linea di partenza pronto a regatare per una notte e una giornata intera.

Finito il militare dovevo lavorare e non avevo più tanto tempo di andare in barca. Mio cugino è diventato il prodiere di Flavio Scala ed è partita la loro carriera. Io e Mauro siamo tornati in barca assieme dopo molto tempo e ci siamo presi una Star: Doppiotti.

Abbiamo partecipato a tante belle gare, anche importanti, ma il nostro spirito non è mai cambiato: bene se si arrivava davanti, altrimenti era uguale. Ammetto però che è bello arrivare fra i primi. Mi piaceva girarmi e contare quante stelle dorate avevamo dietro di noi. Una volta a Punta Ala ne avevamo dietro cinque. Avevo detto a Mauro di girarsi e di contarle. Erano cinque. Cinque stelle d’oro, cinque campioni del mondo. Dietro di noi.

 

 

Allora usavo le mie conoscenze per sistemare la barca. Offrivo ai campioni un giro in barca per farmela mettere a punto. Facevo così con i pezzi grossi, quelli più famosi, a volte i miei idoli.

Abbiamo girato il mondo per andare in barca a vela. Quante avventure. E che bello rivedere tutti gli amici. Ci si prendeva parecchio in giro e si faceva festa. Sono tutte amicizie che ho coltivato nel tempo e ci sentiamo tutt’ora.

E così a Gennaio del 1988 siamo partiti per il mondiale in Argentina con la Star nuova del cantiere Folli, di Lecco. Abbiamo riempito i gavoni della barca con del whisky che in Argentina era merce proibita e in Italia costava molto meno: era il nostro ringraziamento per gli amici argentini che qualche anno prima ci avevano prestato una barca. Abbiamo impacchettato con cura ogni singola bottiglia perché non facessero rumore. La barca è arrivata al porto il giorno prima del mondiale, l’abbiamo portata subito al circolo e abbiamo distribuito whisky per tutti. Folli, Massone, Spigno e Gaibisso, il mitico Presidente della FIV, si son spanciati dalle risate.

Ebbene sì: andavamo in giro anche per divertirci. A volte con la barca già in boa non ci presentavamo oppure arrivavamo a regata era già iniziata. Siamo stati spesso in Germania all’Ammersee per la regata dell’Oktoberfest. Lì ho regatato anche con Flavio Scala, Roberto Benamati e Dodo Gorla. Alla cena d’apertura bisognava presentarsi in giacca e cravatta. Mi ricordo che una volta, finita la cena, siamo andati in giro tutta la notte e la mattina siamo arrivati al lago che la regata era già iniziata da due ore. Poco dopo è arrivata una tempesta, si sono rotti più di 30 alberi e qualche Star è affondata.
Abbiamo burlato tutti gli equipaggi. Noi eravamo rimasti a terra, ancora incravattati: a differenza loro, dovevamo ancora andare a dormire.

La base delle Star era in Acquafresca, a Brenzone. Alla Fraglia di Malcesine c’era poco.
Nel fine settimana c’erano le regate animate da un sano agonismo. Lì ho fatto una regata con Paul Cayard. Era in Italia per costruire la barca di Gardini per Coppa America e partecipava spesso alla nostre regate. Una volta è arrivato senza barca, mio cugino non c’era e l’ho portato con la mia Star a patto che timonassi io. Colto lo scherzo si è messo a ridere e siamo partiti.

 

La Fraglia è di Malcesine

In quegli anni non frequentavo la Fraglia Vela Malcesine.
Un bel giorno mi ha chiamato Sandro Lombardi e mi ha detto che si era fatta ora di riprenderci la nostra Fraglia: il circolo era chiuso, elitario e frequentato da gente foresta.
A dirla tutta all’inizio non ne avevo voglia ma ci abbiamo provato. Ci siamo presentati alle elezioni e sono diventato consigliere, con Battista Barzoi Presidente e Tino Toblini Vicepresidente.

Ci siamo rimboccati le maniche per cambiare l’anima della Fraglia. Doveva essere aperta a tutti, di tutti. Strutturare la scuola vela e organizzare le regate erano la scusa per incontrarci, sfidarsi e organizzare cene o grigliate in compagnia.

La nostra piccola Fraglia è cambiata in fretta: i soci e gli iscritti ai corsi vela aumentavano, le regate erano sempre più grandi e la logistica era diventata complicata.

Allora eravamo dei pionieri. Nel 1991 abbiamo organizzato un europeo di Star. È stato un lavoraccio posizionare i plinti e le barche attraccate in boa arrivavano fino in fondo al lungo lago. Ogni volta bisognava ingegnarsi e trovare qualche soluzione provvisoria.

Volevamo spostare la sede in località Rettelino, dove già mettavamo delle barche e facevamo le grigliate. Allora non c’era ancora il porticciolo e lì saremmo stati bene. Ma abbiamo perso l’occasione e ci siamo spostati a Navene, in una ex discarica.

Nel 1993 ho preso il posto di Tino Toblini e sono diventato il Presidente della Fraglia.

E così con il mitico capannone bianco di Navene abbiamo organizzato regate internazionali, campionati mondiale ed europei che hanno portato nel mondo il nome di Malcesine. Intanto sono iniziati i lavori per la costruzione della nuova sede. Il primo progetto prevedeva la costruzione della sede al posto del capannone: la soluzione migliore. Lo aveva proposto l’amico e architetto Ferruccio Barzoi che è entrato nel direttivo della Fraglia dopo il padre. Ferruccio era uno pratico con delle buone idee: peccato sia entrato così tardi. Il secondo progetto è stato ideato dell’architetto Lucio Donatini.

Il progetto è stato bocciato dalla Sovraintendenza e con l’Amminstrazione di allora abbiamo fatto ricorso al TAR e al Consiglio di Stato che ci ha dato ragione. Quante battaglie. Non me le ricordo neanche tutte, a ripensarci mi viene il mal di cuore.

La nuova sede era il sogno di un gruppo di persone senza una lira. Ho chiesto a Marco Carletto di trovare un modo per finanziare il progetto. Marco ha avuto una grande intuizione: vendere dei posti barca con un contratto decennale per avere un po’ di soldi per partire. Abbiamo bonificato una discarica e ora è un'opera d'eccellenza che ci invidiano tutti. Il Comune di Malcesine ha speso 1.600.000 euro per comprare le quote della Marina e oggi ha in mano una struttura che vale decine di milioni di euro.

Alla fine la Fraglia c’è, è di Malcesine e nessuno ce la porta via.

 

 

Perché l’ho fatto?
Per passione.
Per fare le regate con il mio giro di amici.
Per mettere in barca i bambini di Malcesine: sono il nostro futuro.