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Non potrei mai vivere senza la vela


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Non potrei mai vivere senza la vela

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PROSSIME REGATE

Non potrei mai vivere senza la vela

Gli esordi

Erano gli anni Settanta quando ho cominciato ad andare in barca, avevo dodici anni.

Ho fatto il primo corso di vela con mio cugino Gianbattista, da Nicolino Salvà al Circolo Nautico di Brenzone: allora un piccolo quadrato sulla spiaggia pieno di barche. Uscivamo in barca il pomeriggio per due ore con Nicolino che ci ha insegnato i primi rudimenti da un piccolo gommone.

Andavamo con quello che c’era. Gli Optimist esistevano già ma non li aveva nessuno, c’erano i Flying Junior ma erano le barche da regata e non si potevano usare. La barca più ambita era un 470. Ricordo che uscivamo con due barche gialle con la prua rotonda perché erano le più semplici da raddrizzare quando si scuffiava. Si chiamavano Flic e Floc.

Mio zio Lino correva con le barche della vela latina: delle barche di pescatori modificate con i trapezi, gli alberi di legno e le vele costruite dai velai. In quegli anni tutte le domeniche d’estate c’era una regata nelle diverse frazioni di Brenzone. Mi piaceva andare a vederle e alla fine di ogni gara riuscivo a fare un giro in barca con mio zio. Poi sono diventato il suo prodiere e con lui ho iniziato a fare le prime regate.

Quando avevo diciasette-diciotto anni era nato un grosso gruppo di staristi in Acquafresca. Io uscivo in barca con i gemelli Pontoni, poi con Nereo Modena e dopo qualche uscita estiva ho partecipato alla mia prima regata con la Star a Sulzano, sul Lago d’Iseo. Era il 1984 e ho cominciato a regatare più seriamente.

La carriera nelle classi olimpiche 

Lo stesso anno inizia la mia attività con le classi olimpiche come prodiere di Roberto Benamati che aveva appena lasciato il Finn per la Star.

Siamo partiti bene. Nel 1985 ci siamo qualificati per il mondiale alle Bahamas. La Federazione ci ha affittato una vecchia Star a Nassau (Bahamas) e abbiamo chiuso il nostro primo mondiale ventunesimi. Che emozione: ho un bellissimo ricordo, nonostante lo scarso risultato. Mi è sembrato di andare sulla luna.

L’anno dopo al mondiale a Capri c’erano 130 Star. È stato uno dei mondiali più numerosi ai quali abbia mai partecipato. La flotta italiana era forte, era quella da battere. Infatti quattro equipaggi italiani, di cui due del Lago di Garda, hanno chiuso nei primi dieci: Albino Fravezzi al quinto posto e Roberto e io all’ottavo.

Il 1987 è stato l’anno del mondiale a Chicago, sul Lago Michigan: immenso e ventoso. La mia prima volta negli Stati Uniti d’America.

Nel 1988 invece abbiamo mancato sia le qualifiche per il mondiale in Argentina (Buenos Aires) che le selezioni per le Olimpiadi di Seul, vinte da Giorgio Gorla seguito da Albino Fravezzi. Con la mancata selezione io e Roberto ci siamo separati. Alla fine dei quadrienni olimpici si mescolano sempre le carte e capita che si cambi compagno: io ho fatto coppia in Star con Albino fino al 1991-92.

Regate

Nel 1990 con Albino ho vinto il Campionato italiano. Nel 1991 ci siamo confermati campioni italiani e abbiamo vinto anche l’europeo di Primavera organizzato dalla Fraglia Vela Malcesine e Acquafresca. C’erano 130 equipaggi da tutto il mondo. Tantissimi! Con questi risultati eravamo dei seri candidati per le Olimpiadi di Barcellona ma la Federazione ha scelto, giustamente, di mandare Roberto Benamati e Mario Salani che hanno vinto il mondiale a Cannes nel successivo mese di ottobre.

Alla fine del 1992 sono tornato in Star con Roberto e siamo arrivati quarti al mondiale di San Francisco.

Nel 1993 ho partecipato a regate con i classe Libera del Garda e Asso99 con il quale ho vinto un titolo nazionale e il circuito europeo della classe. Ho partecipato anche all’europeo di Soling organizzato dal Circolo Vela Torbole in equipaggio con Flavio Favini e Marco di Natale, chiudendo al quarto posto.

I tre anni a seguire io e Roberto siamo tornati in Star ed eravamo fra i migliori della flotta italiana. Tommaso Chieffi era il nostro avversario, quello da battere, che ha vinto il mondiale a Rio de Janeiro del 1996 conquistandosi il posto per le Olimpiadi di Atlanta.

Regate

Conclusi il 1996 in Soling con Giovanni Arrivabene e Fabio Toccoli. Nel 1998 sono tornato in Star con Luca Modena e nel 1999 con Silvio Santoni. Con Silvio ho partecipato al mondiale di Punta Ala del 1999 con più di 150 iscritti. Abbiamo concluso la nostra esperienza nel 2000 ad Annapolis, una cittadina americana che si affaccia sulla Chesapeake bay, vicino a Washington.

Lo stesso anno si è conclusa la mia carriera nelle classi olimpiche e ho partecipato a qualche regata sulle barche d’altura: ho vinto un mondiale Mumm 30 e una Barcolana assoluta.

L’allenatore e la Federazione Italiana Vela

Nel 1994 ho allenato la squadra Optimist per il Comitato zonale del Lago di Garda. Ricordo che fu Gianni Testa a segnalarmi al Presidente del Comitato. Allora la squadra era formata dai migliori atleti di ogni circolo. Malcesine, Bardolino e Torbole avevano aderito al progetto e si è formata una bella squadra. Nel 1995, per la Fraglia Vela Malcesine, c’erano Mara Trimeloni, Daniele Scalet e Ylena Carcasole che ha vinto l’italiano assoluto Optimist di Cagliari.

L’anno dopo come Tecnico Federale ho seguito le squadre nazionali Optimist ed Equipe fino al 2004. I risultati non hanno tardato: la squadra Optimist ha vinto tre mondiali e la squadra Equipe parecchi titoli europei e tutte le regate più importanti. I ragazzi di queste squadre sono oggi dei professionisti affermati ed è bello trovarli ancora nei campi di regata.

Dal 2004, per cinque anni ho allenato i 29er per la Federazione. Il miglior piazzamento è stato un terzo posto al mondiale alle Bahamas e un decimo posto al mondiale di Riva del Garda che ha visto alla partenza quasi 300 barche.

È grazie a Sergio Gaibisso, il Presidente della Federazione, se ho potuto regatare fino al 2000 nonostante il lavoro in Federazione.

Direttore Tecnico del settore paralimpico nazionale

Nel 2009 sono diventato Direttore Tecnico del settore paralimpico federale.

Le barche paralimpiche sono tre e hanno tutte il bulbo. Il 2.4 è una barca singola, con randa e fiocco. Lo Skud 18 è un doppio misto con la donna obbligatoria e assomiglia a un 49er. Il Sonar è una barca per tre persone, lunga sette metri ed è l’unica classe dove l’equipaggio in manovra si sposta da un bordo all’altro.

Lavoravamo assieme da soli due anni, eppure la preparazione per la campagna olimpica di Londra 2012 è andata benissimo: abbiamo qualificato tutte e tre le classi. In tutto il mondo ci sono riuscite solo cinque nazioni. Con il successo delle qualificazioni siamo partiti abbastanza spensierati alla volta di Londra consapevoli che un buon risultato sarebbe stato in più. Il miglior piazzamento fu il quinto posto con lo Skud 18.

Il giorno dell’apertura il Times dedicò tutto il giornale all’evento.La vela gareggiava a Portland, un paesino sulla Manica. Il villaggio olimpico era piccolo, con tutti i comfort e il porto si trovava a soli cinque minuti di bus.

L’attività paralimpica oggi è simile a quella olimpica: c’è un circuito insieme alle classi olimpiche con le tappe di Coppa del Mondo e di Coppa Europa, i mondiali e gli europei per tutte e tre le classi. Tra regate e allenamento la squadra paralimpica è impegnata 150 giorni l’anno.

Per la Paralimpiade di Rio de Janeiro del 2016 le aspettative di risultato erano decisamente diverse: avevamo un equipaggio con un argento e due bronzi agli ultimi tre mondiali e potevamo portare a casa la medaglia.

Ma Rio è stata più complicata di Londra. Siamo arrivati in Brasile 15 giorni prima delle regate ma la prima settimana ci è servita per ambientarci e superare le difficoltà create dalla scarsa organizzazione della base.

Il villaggio olimpico era enorme e distava a un’ora e mezza di pullman dal campo di regata: questo comportava qualche scomodità e qualche stress in più nel quotidiano.

Siamo arrivati settimi con il 2.4, dodicesimi con il Sonar e sesti con lo Skud 18. Con lo Skud 18, una brutta giornata ventosa con una squalifica e due ritiri ha vanificato tutte le nostre speranze di podio. Peccato! Probabilmente con vento forte non eravamo ancora al livello dei migliori.

Partecipare a un’Olimpiade è stupendo. L’atleta ha la responsabilità e la pressione della gara. Come allenatore ho la responsabilità di gestire una squadra intera e di mettere i miei atleti nelle condizioni di dare il meglio. Ho programmato le attività fino all’evento, ho fatto in modo che non avessero troppi pensieri e troppi stress e che si potessero concentrare solo sulla gara.

Siamo nel 2016 e lavoro ancora per la Federazione ma solo part time, voglio dedicare più tempo al mio campeggio e alla famiglia. Ho anche pensato di staccarmi completamente dalla vela ma credo che non ci riuscirei, mi mancherebbe troppo.

La Fraglia Vela Malcesine

Nel 1992 sono arrivato in Fraglia e ho fatto qualche corso vela per i bambini con Angelica Tonelli.

Nel 2000 sono diventato socio della Fraglia e qualche anno dopo sono entrato nel consiglio diventando Direttore Sportivo delle squadre agonistiche.

Nonostante la mia figura, le decisioni sono sempre prese di comune accordo. Il nostro obiettivo era ed è quello di aumentare l’attività giovanile e di portare in Fraglia più malcesinesi possibile.

Gianni Testa è un traino bestiale, non so neanche come faccia e chi glielo faccia fare. Certo, le difficoltà ci sono sempre state e ci saranno sempre ma siamo pronti ad affrontarle con il miglior spirito possibile.

Regate

È stato difficile all’inizio trovare un allenatore che desse continuità al progetto. Ylena fu un’intuizione azzeccata: una ragazza di Malcesine cresciuta in Fraglia, un’atleta di alto livello e soprattutto brava. Prima di Ylena, Valerio Brighenti seguiva la scuola vela ma soprattutto posava i campi di regata. Dopo Valerio c’è stato Ezequiel Schargorodsky che ha fatto un ottimo lavoro. Quando i ragazzi della squadra Optimist di Ezequiel erano pronti al cambio, Valerio, ex laserista, ha formato la nuova squadra Laser e sono arrivati presto dei buoni risultati.

Un ulteriore salto in avanti lo abbiamo fatto con Mattia Lonardi che ha seguito più di tutto l’organizzazione della scuola vela alleggerendo il lavoro di Ylena. Poi sono arrivati Luigi Rago per la squadra 420 e Giorgia Brizio per il windsurf.

Siamo l’unico circolo del Garda e uno dei pochi in Italia con la scuola vela Optimist e windsurf, il gruppo vela e quattro squadre agonistiche con quasi un’ottantina di ragazzi.

In Fraglia, l’attività sportiva è al primo posto e non abbiamo la pressione di dover portare a casa il risultato a tutti i costi. Lavoriamo in un ambiente sereno senza etichette e senza invidie. I nostri allenatori fanno squadra e sono motivati. Hanno a cuore la Fraglia, se la sentono dentro, come fosse loro. Credo sia questo il nostro segreto.

Per sopportare i costi delle squadre agonistiche bisogna lavorare bene con la Marina Navene S.r.l., che è proprietà del Comune di Malcesine. Lo spazio e la logistica della nuova sede sono ottimali: organizziamo regate importanti e diamo ottimi servizi a chi si allena nelle nostre acque.

La Federazione Italiana Vela ci ha già scelti come base degli allenamenti e vorremmo aumentare il numero di atleti che vengono ad allenarsi ogni anno, per tutto l’anno, così da aumentare anche il lavoro delle realtà commerciali di Malcesine.

La Fraglia Vela Malcesine non è un posto di élite, non c’è nessuno qua dentro che ha la puzza sotto al naso. È vero, la barca a vela è uno sport caro e giocare a calcio costa sicuramente meno, ma credo che si possa imparare a veleggiare senza diventare per forza dei campioni.

 

Viviamo sul lago più famoso al mondo per la vela, abbiamo tutto a portata di mano e sarebbe bello che i lacustri sapessero almeno cosa vuol dire andare a vela.

Quindi perché non provare a conoscere un mondo nuovo?